Meshell Ndegeocello in concerto: arte e attivismo

Ed Pisani racconta l’esibizione della grande artista statunitense al Bozar di Bruxelles (4 marzo 2026): grande musica, al servizio di un impegno significativo

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Meshell Ndegeocello al Bozar di Bruxelles (foto Ed Pisani)

Oltre che un concerto musicale raffinato, quello di Meshell Ndegeocello (all’anagrafe Michelle Lynn Johnson, nata il 29 agosto 1968) è stata un’espressione artistica di reazione sociale e politica per la difesa dei diritti umani e della pace.
Era fortemente palpabile in teatro questa atmosfera di comunicazione –di provocazione – mirata a risvegliare le coscienze di tutti.
Parole (e alcuni titoli di canzoni) come Hatred, Trouble, Chaos e non ultimo Love, hanno risuonato forte e chiaro, cantate, urlate e talvolta sussurrate dalla band di Meshell.

Meshell è una cantautrice, poetessa e bassista statunitense, e la sua musica incorpora una grande varietà di influenze, tra cui funk, soul, jazz, hip hop, reggae e rock.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto un notevole plauso dalla critica, ottenendo 13 candidature ai Grammy Awards e vincendone tre.
Le è stato inoltre attribuito il merito di essere tra gli artisti che più hanno contribuito a “innescare il movimento neo-soul”.
Ndegeocello è il nome adottato (e adattato) dalla lingua swahili, che significa “libera come un uccello”.

Meshell Ndegeocello al Bozar di Bruxelles (foto Ed Pisani)


Il concerto è stato un racconto del suo ultimo album, NO MORE WATER: THE GOSPEL OF JAMES BALDWIN (2024), un progetto composito iniziato anni fa, nel 2016, ad Harlem (New York), dove si tenne la prima mondiale di Can I Get a Witness? The Gospel of James Baldwin, un’opera teatrale musicale e artistica di Ndegeocello che rappresenta un tributo per Baldwin, scrittore e profeta afroamericano.
No More Water è un’opera d’arte provocatoria che adatta gli scritti di James Baldwin in un modo che parla alla vita americana contemporanea: passaggi recitati e canzoni folk acustiche sull’ultimo decennio di brutale violenza poliziesca letale contro gli afroamericani, letture delle opere dello stesso Baldwin accompagnate dal sax jazz e splendidi brani originali intrisi di influenze gospel.

L’album mette in evidenza lo stretto gruppo di collaboratori che è al centro dei dischi più recenti di Meshell Ndegeocello, album che sono “solisti” solo di nome.
Alcuni membri della sua band — Justin Hicks, Julius Rodriguez, Abe Rounds, Jake Sherman, Chris Bruce, Kenita Miller e Jebin Bruni — assumono il ruolo di voce principale in diversi brani.

In un’intervista al momento della pubblicazione di quest’album, Meshell disse: “I don’t care if you like it. I’m not thinking about the reception. I want to be like Baldwin and just bear witness to a moment in time.” Una dimostrazione ulteriore del suo convinto e manifesto impegno civile.

Meshell Ndegeocello al Bozar di Bruxelles (foto Ed Pisani)

Un breve riassunto sull’evoluzione dell’artista: Ndegeocello ha affinato le sue capacità negli anni ’80 con le band Prophecy, Little Benny and the Masters e Rare Essence.
In seguito ha intrapreso la carriera solista ed è stata una delle prime artiste a firmare con Maverick Records (la casa discografica fondata da Madonna), etichetta con cui pubblicò il suo album di debutto Plantation Lullabies.
Il suo più grande successo è un duetto con John Mellencamp, una cover di Wild Night di Van Morrison, che raggiunse il n. 3 della classifica di Billboard.
L’unica altra sua apparizione nella Billboard Hot 100 è stata con il brano scritto da lei If That’s Your Boyfriend (He Wasn’t Last Night), che nel 1994 arrivò al n. 73.
Ha collaborato con musicisti del calibro di Herbie Hancock, Madonna, Chaka Khan, The Rolling Stones, Basement Jaxx, Indigo Girls, Scritti Politti, The Blind Boys of Alabama, Alanis Morissette -e non sono tutti…
Poi tra documentari Motown e show prodotti da Oprah Winfrey, ha aggiunto anche una serie televisiva, A Shot of Rhythm and Blues: Exploring The Beatles and Black Music (2021) dedicata al rapporto tra i Beatles e i musicisti neri che li hanno influenzati.

Ndegeocello è entrata nel catalogo dell’etichetta Blue Note con l’uscita del suo tredicesimo album in studio, THE OMNICHORD REAL BOOK (2023), il cui titolo cita una raccolta di lead sheet di brani funk, soul, gospel e altri generi influenzati da suo padre, concepita come una sorta di raccolta di standard simile a un real book del repertorio jazz.

Meshell Ndegeocello al Bozar di Bruxelles (foto Ed Pisani)

I suoi dischi più recenti sembrano molto concentrati sulla dinamica di gruppo e sulla collaborazione, dopo essere stata, negli anni 90, una star solista con dischi di successo.
Affascinata da come Prince e Stevie Wonder suonavano tutti gli strumenti, e da quella capacità di controllare l’intera essenza del suono, nei suoi primi dischi Meshell voleva fare proprio come loro. Ma a partire dalla collaborazione con John Mellencamp, la sua esperienza è stata diversa e più completa, grazie all’integrazione nel suo progetto di tanti altri artisti capaci di costruire una voce collettiva, invece di limitarsi a dare risalto alla sua.

Una forza condivisa, superiore alla somma delle parti, che può nascere quando singolarità notevoli si incontrano: come accadde con Wayne Shorter, Jaco Pastorius, Joe Zawinul.
E tutto questo si può trasformare in poesia ed in arte, come è successo sul palco del Bozar, in un concerto che ha avuto la forza di quando è l’insieme ad avere voce.

(Ed Pisani, marzo 2026)

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