Rome As You Are: un incontro con gli autori

Il documentario sui tour italiani dei Nirvana racconta un pezzo di storia della musica e della nostra scena: Donatella Donati e Gianmaria Aletti hanno intervistato l’autrice Daniela Giombini, per approfondire qualcuno dei tanti temi del film.

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Daniela Giombini e Dario Calfapietra, i creativi dietro la stupenda fanzine Tribal Cabaret, sono amici di lunga data di FORTE! Festival: incontrarli è sempre un piacere, ma stavolta l’occasione era particolarmente significativa, perché ci siamo ritrovati al CineTeatro Buonarroti insieme agli amici del CineCircolo XXI, per la presentazione del documentario che hanno curato insieme, Rome As You Are. Un’ora di immagini ed emozioni per raccontare un pezzo di storia della musica in Italia: non solo il rapporto tra i Nirvana di Kurt Cobain e Roma, ma anche l’esperienza di una giovanissima e determinatissima ragazza cresciuta col mito del Do It Yourself del punk, che si inventa i suoi spazi di incidenza nella scena musicale italiana di fine anni ’80, maschilista e ostile al nuovo.
La nostra Donatella Donati e Gianmaria Aletti del CineCircolo XXI hanno intervistato Daniela, chiedendole di raccontare qualcosa di più sul film e su quello che c’è dietro un’opera così intensa.

Com’è nata l’idea di questo film?
Nel 2020 ho cominciato a raccogliere materiale e a maturare l’idea di realizzare un documentario sulle date dei due tour italiani dei Nirvana del 1989 e 1991, che avevo organizzato, come promoter e tour manager. Quando abbiamo girato le interviste a Roma nel giugno del 2021 sono state filmate ore ed ore di riprese, stessa cosa nella settimana in cui Bruce Pavitt il cofondatore della Sub Pop (la casa discografica della band e della gran parte della scena grunge) è venuto a Roma.
La mia idea inizialmente era quella di raccontare tutte le date dei tour ma, visti gli alti costi che avremmo dovuto sostenere e la grande quantità di materiale già girato, abbiamo deciso di focalizzarci solo su Roma. Il regista e produttore Tino Franco purtroppo poi si è ammalato e quindi il montaggio del documentario si è interrotto.
Dopo la morte di Tino abbiamo pensato che era venuto il momento di rendergli omaggio completando il documentario: in questo è stato determinate il montaggio finale di Dario Calfapietra e la supervisione del progetto di Alessandro Cassigoli (il regista di Vittoria, che abbiamo incontrato al CineTeatro Buonarroti qualche settimana fa insieme al produttore-regista Nanni Moretti, NdR)

Il film racconta un periodo ben preciso della nostra storia, che riguarda i 50/60enni di oggi, eppure, come testimonia l’ultima scena è in grado di coinvolgere anche giovanissimi che non hanno vissuto quel tempo in prima persona. Perché?
Solo dopo aver intervistato nel documentario giornalisti, discografici, organizzatori, fotografi, roadie, ecc., tutte persone che erano presenti a quei concerti, ci siamo resi conto del potenziale narrativo a livello generazionale. A quel punto era la mia generazione che parlava, gente che credeva nel mio stesso ideale, la musica, e lo faceva con passione, inventandosi mestieri in un periodo in cui non c’era nessuno che te li insegnava.
L’ultima scena, l’incontro in un negozio di dischi con una giovanissima appassionata dei Nirvana che si emoziona quando incontra Bruce Pavitt, non era programmata ed è accaduta casualmente, forse per questo appare così spontanea. Rappresenta alla perfezione il cambio generazionale, oggi i Nirvana sono ancora più famosi di quando li ho organizzati, la loro musica è seguita da milioni di teenagers in tutto il mondo.
Niente è andato perduto, la musica continua e non ha età.

Il film è girato come un videoclip e per la presenza di diversi spezzoni girati anche con mezzi amatoriali mi ha ricordato lo spirito di una fanzine.
Credo che quello a cui ti riferisci siano le riprese in Super 8, che ricreano perfettamente lo spirito dell’epoca: è vero, quel bianco e nero sembra quasi una fotocopia sbiadita di una fanzine anni ’80. In realtà girare in Super 8 è stato sempre costoso, ora più che mai perché i rullini sono rari e carissimi e lo sviluppo e stampa sono quasi proibitivi. Tino Franco era un appassionato di Super 8, per cui abbiamo potuto utilizzare un nutrito numero di immagini di repertorio. Per le riprese in studio siamo stati aiutati da Alfredo Betrò, importante direttore della fotografia e professore al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma: e anche lui è un grande appassionato di Super 8….

Dal film esce una bellissima immagine di Roma, non banale, nonostante la presenza dei più celebri monumenti e siti, vista attraverso gli occhi stupiti di un giovane americano che ha stretto da subito un legame profondo con la Città.
Il legame tra Kurt Cobain e la città eterna è innegabile, nel 1989 a Roma ha passato il primo day off (giorno libero) dopo settimane di tour estenuante.
Poi nel 1991 trascorse un altro indimenticabile giorno libero, sempre a Roma, quando col pretesto dello sciopero dei benzinai cancellarono la data di Torino per venire direttamente nella Capitale.
A Roma provò pure ad uccidersi, ma non ci riuscì.
E comunque quella del film è la Roma solare vista attraverso gli occhi di un ragazzo, un turista a cui sembra tutto bello.

Per la colonna sonora, invece dei brani dei Nirvana o del grunge, avete utilizzato canzoni di gruppi attuali della scena indipendente: quali sono i motivi di questa scelta?
Per noi era importante continuare il lavoro di promozione di gruppi musicali che facciamo Dario Calfapietra e io con le varie compilation su cassetta allegate alla fanzine Tribal Cabaret. Abbiamo pensato che la scena musicale italiana va promossa il più possibile, e per questo nell’intera colonna sonora sono presenti solo gruppi italiani contemporanei, indipendenti.
33 brani diversi, 28 gruppi, tutti già presenti nelle nostre tape compilation.
Avevamo bisogno di musica nuova, e queste band si sposavano perfettamente con le immagini del documentario, dandogli la giusta energia, esattamente come quando arrivarono i primi gruppi da Seattle ed esplose il grunge.

La locandina del nostro evento per Rome As You Are

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