Bruxelles continua a confermarsi crocevia culturale d’Europa anche per la migliore musica italiana, ormai noi residenti lo apprezziamo da qualche tempo e ne siamo più che felici. Il festival The Italian Way – che vogliamo ringraziare per avere creato un appuntamento annuale capace di portare nella capitale belga alcune delle voci più interessanti della nuova scena italiana – ha offerto il palcoscenico a due delle voci più convincenti della scena cantautorale: Gioia Lucia e Giulia Mei. Il concerto è stato ospitato in un noto locale della capitale belga e punto di riferimento per la musica dal vivo e la vita notturna cittadina, il Madame Moustache. La cornice intima e vibrante del club si è rivelata ideale per valorizzare l’atmosfera raccolta e autentica del live.
Gioia Lucia, accompagnata alle tastiere da Mario Croce, ha aperto la serata proponendo i suoi brani, alcuni dei quali appena pubblicati, che raccontano storie personali intrecciate a temi universali: la ricerca di sé, l’amore, la fragilità e la crescita. Sentire per credere il suo album d’esordio FORSE UN GIORNO, uscito nel maggio 2025. L’opera è descritta dalla cantautrice come un diario intimo che fotografa i suoi primi vent’anni di vita, caratterizzata da un sound che fonde cantautorato, R&B, funk e disco, ma soprattutto che riesce a mantenere delicatezza e forza espressiva grazie ai testi che si appoggiano a melodie essenziali ed efficaci.

La voce pulita di Gioia Lucia è un elemento centrale che sprigiona l’energia della sua generazione. È una vocalità versatile, in grado di passare con naturalezza da un’intima e soffusa ballad a momenti di grande frenesia ed energia, trasformandosi in un divertimento contagioso. La sua performance, anche in un momento ‘acustico’, accompagnata solo dalle tastiere e dalla sua chitarra, mette in risalto varie sfumature, particolarmente evidenti in brani come Flusso, dove la sua vocalità si fonde con sonorità blues e funk. La sua capacità di cantare con intensità, dimostrando il potere coinvolgente della sua voce, scatena il coro del pubblico sui ritornelli in Le tue mani, la tua moto oppure Vento in faccia.Il suo stile vocale è quindi un mix di intimità, potenza emotiva e dinamismo, perfettamente adatto al suo progetto musicale che unisce pop, cantautorato, R&B.Gioia Luciaègià una stellanel firmamento della nuova musica d’autore: una giovane artista che, già dagli inizi del suo percorso, dimostra una personale visione artistica.
A seguire l’esibizione di Giulia Mei, palermitana DOC, oggi una delle voci più riconoscibili di una generazione che cerca nella musica autenticità e impegno. Nota per una scrittura profondamente legata al suo vissuto, affronta con lucidità temi sociali, la libertà femminile e le contraddizioni della contemporaneità, mantenendo uno stile diretto e personale. Sul palco del Madame Moustache, la sua presenza scenica autentica ha creato fin dalle prime note un legame diretto con gli spettatori. Il live si è sviluppato come un racconto intimo, in cui ogni brano contribuiva a costruire una narrazione coerente fatta di emozioni, ironia e riflessione. La formazione pianistica emerge chiaramente nella cura degli arrangiamenti e nell’uso espressivo dello strumento. La sua voce, limpida e carica di sfumature emotive, ha guidato il pubblico attraverso un repertorio che alterna introspezione e slanci più energici.
La carriera di Giulia Mei è segnata da un forte impegno civile, come dimostra il successo del singolo Bandiera, diventato un vero e proprio inno contro la normalizzazione della violenza e le dinamiche oppressive di un sistema patriarcale. Temi che ritornano anche nel suo secondo album, IO DELLA MUSICA NON CI HO CAPITO NIENTE, uscito nel 2025, dove esplora la fame di libertà e le fragilità umane con uno sguardo libero da compromessi e logiche di mercato.

Durante il concerto, questi elementi sono emersi con forza: dalle ballate che hanno immerso la sala in un silenzio sospeso, per esempio Cara allegria, H&M, S. Rosalia oppure Genitori, ai brani più ritmati, come La vita è brutta, Un tu scuiddari in cui ironia e sarcasmo diventano strumenti per raccontare relazioni tossiche, educazione affettiva e condizione femminile. Una performance intensa, che ha messo in luce non solo le sue qualità vocali, ma anche una notevole sensibilità interpretativaIl pubblico ha risposto con partecipazione, riconoscendo nelle sue parole un’esperienza condivisa. A Bruxelles, Giulia Mei ha dimostrato ancora una volta di essere una voce necessaria: lucida, libera e profondamente connessa al proprio tempo.
Il pubblico ha risposto con entusiasmo ad entrambe le esibizioni, culminate in lunghi applausi finali ed in immancabili richieste di bis! Ci auguriamo davvero di rivederle presto a Bruxelles, sicuri che entrambe hanno nelle loro mani una carriera destinata a crescere oltre i confini nazionali. Se il futuro della canzone d’autore passa anche da voci come quelle di Giulia Mei e Gioia Lucia, allora c’è motivo di essere fiduciosi che siamo in buone mani. Da boomer qual sono, ricordo i miei primi concerti da adolescente a inseguire i cantautori “seri” di passaggio: ho incontrato (e ascoltato) Eugenio Finardi, Edoardo Bennato, Francesco De Gregori e Lucio Dalla.
Tutti uomini, a pensarci. Oggi ascolto e provo ad incontrare le voci migliori del panorama cantautorale, tra cui Giulia Mei, Gioia Lucia, Anna Castiglia, Emma Nolde, Erica Mou e ovviamente Carmen Consoli.
Tutte donne.
Era ora.
(Ed Pisani, aprile 2026)