Il Console Generale sul palco: Flavio Giurato al Monk

Flavio Giurato, leggendario ed elusivo cantautore romano, in un concerto raro e prezioso al Monk di Roma, raccontato da Matteo Contigliozzi e Riccardo Pasquarella

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II nostro Riccardo Pasquarella ci aveva parlato con entusiasmo del concerto al Monk del grande cantautore romano, uno degli “irregolari” che ci piacciono tanto dentro FORTE! Festival: “Il live è stato fantastico: Flavio Giurato è un grandissimo cantautore, che scrive della roba di una potenza inaudita, ma dal vivo si dimostra come personaggio sincero, onesto, spontaneo, de core! Nonostante i quasi 80 anni, il suo è un live vissuto, dove si spende totalmente… veramente un gran concerto!

Abbiamo quindi chiesto a un altro amico che era al Monk, Matteo Contigliozzi, di raccontarci qualcosa di più.

«Figliola, non andare coi cantautori…»

Eppure ieri sera, a Roma, l’abbiamo seguito tutti Flavio Giurato: artista di culto, che ha presentato dal vivo la sua ultima fatica IL CONSOLE GENERALE.

77 anni portati con l’eleganza dell’altezza, Giurato – dal suo metro e novanta di verticalità – è abituato a guardare il mondo in lieve contropendenza. È un autore obliquo, disallineato, ostico, che ha rinunciato alle lusinghe della fama per una dimensione appartata da unsunghero, abitata con compiaciuta disinvoltura. Forse memore di Pessoa: «Essere compresi significa prostituirsi».

Un suo concerto è l’ultimo posto dove portare una «ragazzina pariolina» al secondo appuntamento, se auspicate di averne un terzo. Ma se questo strano tipo di bambina non scappa – e, anzi, accetta di scendere con voi nel girone periferico di Casalbertone-Portonaccio (al Monk, cornice del live), allora potreste concedervi una strana fuga romantica sul Caravan di Flavio Giurato. Il tragitto è impervio, il panorama non sempre piacevole. Viaggiamo tra spazio e tempo: dall’indicibile di Auschwitz-Birkenau fino al convento più nascosto sulle tracce di Ettore Majorana.

Giurato esige attenzione. Quasi sussurra, chiede di tendere l’orecchio alle sue parole; che spesso si perdono comunque, perché la sua bocca non sempre trova il microfono. L’impressione è che Giurato lo sfugga di proposito, come ha allontanato le tentazioni più pop del suo capolavoro IL TUFFATORE (1982), richiesto a gran voce dal pubblico. Pubblico che sposa con una voce sola La marcia nuziale, il momento più solenne dello spettacolo.

E, quando il viaggio si avvicina al termine della notte, Flavio Giurato dismette i panni di driver e indossa le vesti di mistico-salmodiante,che non tanto canta quanto sgola «Voglio essere un tuffatore per rinascere ogni volta dall’acqua all’aria» lasciando tutti asciutti, senza più una goccia di sudore.

Perché, come dice lui – con il forte accento romano di chi vive a Montesacro, a due passi dalla casa di Ennio Flaiano – «Un tuffatore non se nega a nessuno».

Speriamo neanche un terzo appuntamento.

(Matteo Contigliozzi – Concerto di Flavio Giurato, Monk, 8 febbraio)

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