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Roger Waters – “This is not a drill – My first farewell tour”, Assago, 27 marzo 2023

Era la prima volta che vedevo Roger Waters dal vivo, se escludiamo quell’ultimo concerto subito prima del lock down del 2020, organizzato a Londra da Eric Clapton in memoria di Ginger Baker. In quell’occasione, una breve, bellissima apparizione di RW al basso (ricordo una sublime White Room) e poi il ritorno sul palco per i bis insieme a Steve Winwood, Nile Rodgers, Ronnie Wood, Steve Gadd e tanti altri, nell’improbabile ruolo di suonatore di triangolo…
Ma stavolta era proprio lui e “questa non era un’esercitazione”. This is not a drill.

(articolo di Paolo Ricci)

Provocatorio. I quattro maxi schermi a croce sul palco si accendono con un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni: “quelli che gli piacciono le canzoni dei Pink Floyd, ma detestano Roger Waters che parla di politica, possono andare a fare in c… al bar”. Tanto per mettere in chiaro le cose.

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Geniale. Il concerto è uno spettacolo diverso da qualsiasi cosa io abbia mai visto, con il pubblico che circonda il palco dai quattro lati ed è sempre in mezzo alla scena, che corre veloce sui maxi schermi e sotto di loro, avvolto nella Musica eterna che Roger Waters ci ha saputo regalare. Con la pecora ed il maiale che volteggiano a turno nell’aria, apparentemente sospinti solo dalla potenza di quella Musica.

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Nostalgico. Quando dedica parole di miele e piccoli aneddoti personali al suo compagno d’infanzia Syd ed al loro viaggio incredibile, dalla scuola ai Pink Floyd.

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Vendicativo. Nel non nominare neppure una volta il “nemico” Dave e arrivando al punto di impoverire due tra i più grandi pezzi di tutta la storia del rock, pur di togliere ruolo alla chitarra. CosìConfortably Numb è stato relegata al ruolo di (meravigliosa) intro del concerto, con gli schermi che piano piano si alzano a scoprire il palco anch’esso a croce, accompagnando la musica con scene distopiche da un mondo privo di speranza, mentre Shine on YouCrazy Diamond è stata suonata solo dalla parte III in poi, perdendo un po’ della sua magia assoluta.

Coinvolgente. In tutti i grandi classici. Personalmente mi ha incantato con le esecuzioni di Have a Cigar e Us and Them, su tutte, con un grandissimo Seamus Blake al basso e con l’ottima performance a voce e chitarra di un ispiratissimo Jonathan Wilson.

Deludente. Si, deludente proprio dove lui stesso afferma di voler colpire di più, nelle tante esternazioni politiche, che però restano univocamente anti-americane. Bella la kefiah, bello il “Fuck the Antisemitism”, però se elenchi guerre, disastri e soprusi dei potenti e poi non spendi una parola su Ucraina o Kurdistan; se ricordi Assange e non la Politkovskaja, quale che sia la tua idea… e soprattutto dopo le polemiche degli ultimi mesi e l’ingiustificato ostracismo che ha subito da parte di Germania e Polonia… Perdi di credibilità. Indebolisci il tuo messaggio. O almeno così mi pare.

E non credo, per questo, di dover andare al bar. E comunque non ci penso neppure. Resto fermo al mio posto, in piedi, ad applaudire l’uscita di scena dell’intera band sulla reprise di The Bar, che impercettibilmente si trasforma in una marcetta, conOutside The Wall. Ed è già voglia di tornare a vederlo di nuovo, nonostante gli 80 che sta per compiere (e non si vedono). In fondo questo è solo il suo “Primo tour di addio”.

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