Una standing ovation belga per Carmen Consoli

Due catanesi a Bruxelles: il nostro Ed Pisani racconta il concerto della cantantessa all’Espace Lumen (10 marzo 2026)

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Carmen Consoli dal vivo a Bruxelles (foto di Ed Pisani)

Cominceremo dalla fine il racconto di un concerto memorabile, fatto di energia pura, di enorme talento e di un carisma a volte nascosto per imbarazzo.
Unisce la delicatezza di una cantautrice alla potenza di una rocker.
Bastano una chitarra acustica a tenere il ritmo, una seconda chitarra a imbastire armonie, e i “friscaleddi” (flauti e maranzano, per capirci) a ricordare sonorità antiche e popolari come il sapore delle canzoni di Carmen.
Il pubblico, italiano e non solo, siciliano e non solo, si è lasciato trasportare per quasi due ore in questo viaggio nel repertorio recente e in quello più noto della cantantessa.
Abbiamo i brividi per le magistrali esecuzioni de L’ultimo bacio, Parole di burro, Amore di plastica…

Carmen Consoli dal vivo a Bruxelles (foto di Ed Pisani)

Ha cantato i sentimenti, la presa di coscienza sociale e la forza delle donne, contro la violenza e contro la guerra.
Ha cantato in diverse lingue, dal siciliano al greco, dal latino all’arabo.
Tutto ovviamente rientra in un preciso, colto e approfondito lavoro di ricerca e di divulgazione, che dimostra quanto siano profonde le radici culturali del nostro Paese e come sia bello poterle non solo riscoprire… ma soprattutto fruirne ancora.

Il tour di Carmen Consoli parte dalla sua ultima opera (non chiamatela solo disco), AMURI LUCI (2025). 
Il significato è polisemico: l’amore (“amuri”) rappresenta le radici, gli affetti e la verità, mentre la luce (“luci”) simboleggia la conoscenza, la chiarezza e la speranza.
Insieme, “evocano un legame profondo in cui l’amore è esso stesso verità e conoscenza, un atto di resistenza poetica contro l’oblio e le ingiustizie”.
Il disco è stato registrato per il 70% in presa diretta, a conferma della spontaneità artistica di Carmen – ma anche del fatto che gli artisti con la “A” maiuscola non hanno bisogno di trucchi e sotterfugi elettro-tecnici (?) per dimostrare quello che valgono.

Carmen ci propone i racconti di storie vere e drammi rivisitati, fiabe antiche e storie contemporanee al fine di creare una memoria collettiva.
Alcuni testi sono versi cantati di opere dei poeti Ignazio Buttitta (Parru cu tia, Mamma tedesca), Nina da Messina (Qual sete voi), Ovidio (Bonsai #3), Teocrito (Galàteia) e Graziosa Casella (Nimici di l’arma mia), altri sono racconti di storie vere come quella di Giovanni Impastato (Amuri luci), fratello di Peppino, e di Ibn Hamdis (La terra di Hamdis).

Ci piace citare una frase di Carmen in un’intervista recente: «Il dialetto tira fuori il mio lato blues… perché è una lingua di terra… I canti popolari nascono dalla necessità di esprimere un disagio, e il blues, in fondo, è proprio questo: l’espressione di un dolore, di una mancanza. Di solito questi canti popolari venivano eseguiti senza gli strumenti di amplificazione che ci sono oggi. E penso a Rosa (ndr, Balestrieri), che doveva cantare facendosi sentire nelle piazze…”.

È motivo d’orgoglio essere conterranei di un’artista come Carmen Consoli, che fa della storia culturale della propria terra uno strumento di comunicazione e riflessione sociale.
Autentica, ribelle e coerente.
In oltre venticinque anni, ha attraversato generi e linguaggi, rimanendo sempre fedele a se stessa e al suo universo lirico, popolato di personaggi fragili, arcaici, donne ribelli e storie ai margini.
Se non è vera arte questa…

(Ed Pisani, marzo 2026)

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