Battiato e De Gregori tra canzoni e racconti: una serata piena di musica

Due concerti raccontati a poche centinaia di metri di distanza: gli appassionati hanno dovuto scegliere… e hanno sicuramente sempre avuto soddisfazione!

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“Voli lontanissimi” alla Cittadella della Musica

Due concerti nella stessa serata, col racconto di dischi memorabili del nostro pop, legati a due artisti fondamentali come Franco Battiato e Francesco De Gregori: la sfortunata coincidenza di date avrebbe potuto creare qualche difficoltà, e invece la Cittadella della Musica e la Marina di Civitavecchia hanno visto due platee nutrite e attente, che sono rimaste affascinate dalle narrazioni in musica proposte dalle due band che avevamo coinvolto nell’ambito della collaborazione tra FORTE! Festival e Assessorato alla Cultura (per il calendario E… State in giardino) e al Turismo (per il Summer Festival).

L’evento alla Marina era dedicato a un disco di De Gregori meno noto al grande pubblico: BUFALO BILL (1976) non contiene le hit del precedente RIMMEL (1975), ma grazie al racconto costruito dal bravissimo Paolo Carnelli, che dava alle bellissime canzoni una cornice in grado di valorizzarle e spiegarle, il pubblico è rimasto ad ascoltare con grande interesse, ed è stato alla fine ringraziato dalla band di Luigi Zauli con una lunga sequenza di bis che riprendevano brani che chiamavano ai cori (come Pablo o Buonanotte fiorellino), fino alla chiusura collettiva con la indimenticabile Generale.

La declinazione della narrazione scelta per Battiato dai Voli Lontanissimi di Paolo Meloni era invece completamente differente: un approccio poetico e teatrale, che voleva evidenziare gli aspetti poetici di un grande disco, LA VOCE DEL PADRONE (1981), che è conosciuto per gli incredibili riscontri di vendite dell’epoca (fu il primo LP italiano a superare il milione di copie vendute), e per gli inni di cui è pieno (Centro di gravità permanente, Cuccurucucù…), densi di concetti e significati che il grande cantautore stratificava sulle melodie così accattivanti. E lo spettacolo ha trasmesso molte di queste complessità, come racconta la nostra Nadia Ceccarelli.

(La galleria fotografica dei due eventi)

Domenica 9 agosto 2026 alla Cittadella della Musica di Civitavecchia, un bellissimo concerto: “Voli imprevedibili”, ispirato all’album LA VOCE DEL PADRONE di Franco Battiato, con una scaletta di brani integrata con altri suoi capolavori. Sul palco, cinque musicisti (Paolo Meloni, Matteo Agozzino, Iacopo Palla, Ruggero Maoloni, Giuseppe Cosseddu) e una voce narrante, l’attore Edoardo Stoppacciaro.

Il giardino della Cittadella era gremito di pubblico seduto e in piedi, e l’attesa era grande.
Paolo Meloni, con la sua splendida voce, ha iniziato un excursus molto speciale, partendo da alcuni testi di LA VOCE DEL PADRONE, per poi spaziare con altro.

Testi complessi, nella ricerca dei significati profondi e multiformi, e nella musica ricchissima di sonorità originalissime che contraddistinguono la produzione di Battiato.
Il narratore, a tratti, procedeva con la lettura di testi su alcuni temi universali ed esistenziali affrontati nelle canzoni che si susseguivano, a sottolineare il lavoro di ricerca e meditazione che era alla base delle opere dell’autore.

“Voli lontanissimi” alla Cittadella della Musica (foto Roberta Barletta/ZWR)

Il racconto ha permesso di dare una prospettiva diversa alle canzoni che si sono avvicendate nel corso della serata: per esempio, “Centro di gravità permanente“, sull’instabilità – oggi tutti cerchiamo un ‘centro’, una sicurezza da amore, lavoro, spiritualità , ma spesso sono proprio le persone o le cose che amiamo a farcelo perdere. La frase chiave è’ “non si trova più‘, perché il centro non è un punto fisso, si sposta ogni volta che qualcuno ti cambia, messaggio ironico e profondissimo.
Anche “Cuccurucucù”, suona come una ninna nanna, ma ci ricorda l’alienazione che deriva dal ripetere una parola fino a svuotarla di senso, come accade con gli slogan. Una persona sola in spiaggia d’estate, la ricerca di segni, contatti, e la consapevolezza del fatto che è tutto difficile, filtrato dalla globalizzazione anche nei sentimenti.

Ma il concerto è stato l’occasione per recuperare altri brani di Battiato, come “E ti vengo a cercare”, una delle sue canzoni più pure, uscita nell’album FISIOGNOMICA (1988), sembra scritta in un tempo senza tempo.
La sete di un altra persona che ti spinge a cercarla, ad andare avanti, anche se è difficile.

Piena di poesia, di amore che non molla.
Battiato non era più un ragazzo, quando l’ha scritta, e nel brano si percepiscono la maturità, ricerca e promessa semplice e infinita di un amore che va oltre il tempo.

Il pubblico ha partecipato attento e a tratti commosso, aggiungendosi al coro in alcuni passaggi delle canzoni più note.

Un’altra serata bellissima e piena di sensazioni e sentimenti che colmano l’anima: grazie agli organizzatori di E… State in Giardino (l’assessore alla cultura Stefania Tinti e il direttore artistico Felice Tazzini) e a FORTE! Festival per questo ennesimo gioiello che ci hanno regalato.

(Nadia Ceccarelli)