Abbiamo riaperto la stagione dei concerti in piazza Saffi con due proposte molto diverse: la presentazione dal vivo di un disco di musica strumentale ai limiti del post-rock, descritto come “un’elegia sospesa tra folk, minimalismo, psichedelia, suggestioni elettroniche e silenzi”, un evento notturno e atmosferico, per dare seguito poi con una delle nostre “cantate” collettive, con una folla di artisti a omaggiare il grande Francesco Guccini (supportata come al solito dagli amici di 80Fame e 8.0 – grazie!!!): due successi molto diversi nei modi, la platea ipnotizzata da Sacre Stanze e la piazza piena a fare i cori su “La locomotiva”, che vi facciamo raccontare con le parole di Angela Tandurella e Matteo Balsamo, e con le immagini di Roberta Barletta.

FORTE! Festival ricomincia gli incontri di musica presso la sua sede di piazza Saffi: è stato il turno di un musicista e compositore incredibile, Maurizio Abate, splendidamente accompagnato da Alberto Danzi, al piano elettrico e sintetizzatore.
Difficile rendere a parole le emozioni trasmesse.
Ha parlato solo la musica.
Siamo stati rapiti dalla chitarra di Maurizio Abate, bravissimo nella tecnica del fingerpicking e nel processare i suoni, e dalla sua straordinaria capacità di comunicare all’ascoltatore pensieri ed emozioni senza l’uso delle parole.
Musica che rapisce e irradia sensazioni fisiche profonde.
I musicisti non sono intervenuti neanche per presentare i brani che si susseguivano.
A fine concerto, Maurizio Abate ha risposto alle mie domande con una sola, semplice frase: ”non c’è bisogno di dire, ma di ascoltare“.
A dire la verità, è stato un ascolto difficile, impegnativo: nel mondo della velocità e della furia di fare hits da meme, ci siamo seduti per sentire (ascoltare!) brani che non hanno una durata inferiore agli otto/dieci minuti.
Ritorno alla calma e alla lentezza, stimoli alla riflessione e alla riscoperta del mondo interiore.
Davvero, non potevamo iniziare meglio la nuova stagione.
(Angela Tandurella)
Il sapore della domenica al Forte Festival ci rende partecipi di una vera e propria comunità: e sul palco per Guccini eravamo davvero in tanti – io con Luca D’Aquino, Alessandro Orfini, Gwenne con Francesco Di Iorio, Michele Mainardi, Miele da Saturno, Michele Meloni con Maura Mascitti e Roberto Arcangeli… e spero di non aver dimenticato nessuno!
Una tribù d’anime legate dallo stesso sguardo malinconico ma resistente sul mondo. In quei momenti si avverte che, nonostante il tempo passi e le vite ci portino spesso lontano, la sostanza degli affetti e la bellezza dei legami sinceri restano scritte dentro di noi, esattamente come ricorda Guccini nei versi finali della sua splendida “Incontro”.
La lunga amicizia tra me e Luca (Aquino) è stata celebrata proprio da questo concerto. Lui, fan indiscusso del Maestrone; io, timidamente complice di questo ricordo in musica.
Perché quello che conta è avere il cuore sovraffollato di affetti, amori, ricordi, nostalgie e dolci malinconie.
E a culo tutto il resto.
“Siamo qualcosa che non resta/frasi vuote nella testa/ e il cuore di simboli pieno”.
(Matteo Balsamo)
E la stagione ormai iniziata prosegue con altri due appuntamenti già fissati: il primo sarà la mostra fotografica Through the Looking Glass di Roberto Leggio, nella nostra sala mostre di via Trieste 32 (dal 24 al 31 ottobre, orario 17-19, ingresso libero), che inauguriamo sabato 24 ottobre alle 17.
Through the Looking Glass si concentra sullo sguardo dell’artista, che vede ben oltre ciò che appare e da diversi punti di vista propone allo spettatore imprevedibili versioni della realtà.
Roberto Leggio è un autore poliedrico, pittore, grafico, giornalista, attore, produttore e regista.
A seguire, domenica 1 novembre in piazza Saffi, la prossima puntata delle “Avincola Stories“, dove il nostro amico cantautore, fresco di ritiro della Targa Tenco per il suo album dedicato a Enzo Carella (bravissimo!) presenterà uno spettacolo dedicato alla canzone di Roma (domenica 1 novembre alle 18,30 nella sede di piazza Saffi).
GRAZIE A…
