Ogni volta che Simone Avincola viene a cantare da noi, si rinnova la magia: una risonanza tra il palco e la platea che è tangibile, e che cresce con gli incontri. Avevamo iniziato la serata brindando alla Targa Tenco che Avincola ha ricevuto a Sanremo la settimana scorsa per lo stupendo disco dedicato a Enzo Carella, e abbiamo chiuso con una cena collettiva (grazie a 80Fame e 8.0 che hanno supportato l’evento!)… e il giorno dopo abbiamo avuto pure la sorpresa di vedere Avincola al TG2, giusto riconoscimento alla grandezza di quello che ormai è sicuramente uno dei cantautori preferiti di FORTE! Festival!
Il racconto della serata lo lasciamo alle immagini della nostra Roberta Barletta e alle parole del nostro amico scrittore Bruno Pronunzio, che era in platea: ma intanto vi anticipiamo il prossimo appuntamento, davvero straordinario: venerdì 13 novembre, alle 18,30, avremo ospite il grandissimo chitarrista Lucio Bardi, con il suo racconto in musica Lucio canta Donatella Bardi, dedicato a una voce indimenticabile del nostro pop degli anni ’70… non mancate!

E di colpo venne il mese di [novembre]
Faceva freddo in [piazza Saffi]…
(cit. Franco Battiato, se il 1 novembre fosse stato qui)
Nonostante il repentino abbassamento delle temperature, domenica 1° novembre eravamo in tanti nella sede di FORTE! Festival!
D’altra parte, l’occasione era troppo ghiotta e i venti moderati provenienti dai quadranti settentrionali, con un’intensità compresa tra i 29 e i 50 km/h, non avrebbero certo rappresentato un ostacolo insormontabile.
“Avincola torna a trovarci”. “Ma davvero? Allora porto lo spumante! Dobbiamo brindare alla Targa Tenco”
Il pomeriggio con Simone Avincola è stato un tuffo nella Roma di una volta, quella del barcarolo che trasporta le persone da una sponda all’altra del fiume (…cercava pace e io je l’ho negata, fiume bojaccia je l’hai data tu), dei drammi familiari in una Trastevere povera non ancora ostaggio dei b&b (…a ma’, se mi fratello ritorna a casa pe fa er prepotente, ve giuro che succede no sfragello…), dei ricordi di un emigrato del dopoguerra (…me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini…).
Avincola ancora una volta ha dimostrato di essere un artista completo, poeta e musicista.
Ma non solo.
È un cantautore alla continua ricerca sia di storie che nei decenni hanno attraversato la città eterna, sia delle donne e degli uomini che, con i versi e con le note, ne hanno serbato e trasmesso la memoria.
In questa attività di ricerca non manca il contributo a far riemergere artisti dimenticati troppo in fretta, come Enzo Carella.
Con l’estro che lo contraddistingue, Avincola ha scaldato il pubblico alternando alla musica – propria e dei più grandi interpreti romani del passato più o meno recente – la lettura di alcuni brani di Trilussa (Felicità, La Tradita), Augusto Jandolo (Casette sur fiume), Remo Remotti (Mamma Roma addio), Americo Giuliani (Er fattaccio), Giuseppe Gioachino Belli (Er povero ladro).

(Foto Roberta Galletta/Facebook)
Voce e chitarra (…non so perché, ma quando suona un mancino faccio maggiore attenzione al movimento delle dita…), chitarra e voce, qualche fischiettio (Me so’ magnato er fegato, portata al successo da Gigi Proietti) e tanti applausi.
Il pomeriggio è andato avanti così, ricordando Lella quella ricca, facendo il ritornello ai brani di Gabriella Ferri, ascoltando Venditti, De Gregori e Califano oltre che, ça va sans dire, alcune canzoni del repertorio personale.

Avincola ha la rara capacità di immedesimarsi in ognuno degli artisti interpretati, sapendo cogliere per ciascuno una caratteristica distintiva, pur sempre con il comune denominatore rappresentato dalla passione per Roma.
Se fosse nato qualche decennio prima lo avremmo visto bazzicare il Folkstudio di Trastevere.
Tra tutti, però, il legame più forte lo ha manifestato per un uomo scomparso troppo presto dalla scena musicale.
Con L’ultimo romano, Avincola ha dedicato a Stefano Rosso addirittura un docufilm che tratteggia, attraverso filmati di repertorio e testimonianze di amici e colleghi, il profilo umano e professionale di un artista che merita di essere ricordato per il contributo fornito alla storia della canzone d’autore.
A noi resta nelle orecchie una delle sue più belle canzoni, Letto 26 , con la quale Simone si è avviato verso la chiusura del concerto… non prima di aver concesso l’anelato bis.
(Bruno Pronunzio)
GRAZIE A…
