Radio Soul! Elvis Costello torna alle sue prime canzoni

Ed Pisani racconta lo show all’Ancienne Belgique di Bruxelles di Elvis Costello and The Imposters con Charlie Sexton, con un repertorio che è nei nostri cuori!

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Elvis Costello a Bruxelles (foto Ed Pisani/ZWR)

L’unica certezza, quando si assiste a un concerto di Elvis Costello, è l’imprevedibilità.
Ritmi, arrangiamenti e scaletta possono cambiare sensibilmente rispetto alle versioni note, sia su disco sia nelle precedenti esibizioni dal vivo, rendendo ogni performance un’esperienza unica.

Fin dagli esordi, Elvis Costello ha dato prova di una cifra stilistica riconoscibile e di una spiccata tensione innovativa. Già con THIS YEAR’S MODEL (1978), tra i suoi primi lavori, emergeva un linguaggio musicale distintivo, capace di coniugare urgenza espressiva e raffinatezza compositiva.
Un disco che, per molti, ha rappresentato un punto di svolta: per chi scrive, uno dei miei primi LP consumati nell’adolescenza, riascoltato fino a diventare quasi una memoria incorporata.

Non sorprende, allora, che l’occasione di vederlo nuovamente dal vivo, affiancato da membri storici della sua formazione originaria, The Attractions, come Steve Nieve e Pete Thomas, oggi parte dei The Imposters insieme al bassista Davey Faragher, assuma un valore particolare.
A impreziosire ulteriormente la serata, la presenza di Charlie Sexton, chitarrista di lunga data di Bob Dylan.

Eppure, pur avendo già assistito in passato a concerti di Costello, con formazioni e scalette anche molto diverse tra loro, è questo ritorno alle radici a segnare profondamente l’esperienza.
Sul palco prende forma un equilibrio sottile tra memoria e vitalità, in un concerto capace di sorprendere e, allo stesso tempo, di restituire familiarità.
Per oltre due ore, il pubblico viene accompagnato in un percorso sonoro che oscilla tra nostalgia e rinnovata energia.

L’apertura è affidata a un omaggio alla tradizione americana, tra country e rhythm’n’blues.
Costello introduce il segmento con racconti del periodo trascorso a Nashville, lasciando emergere una passione autentica per i classici del genere.
Tra questi, il richiamo a Charlie Rich, evocato anche in ALMOST BLUE (1981), e una rilettura inaspettata di Everyday I Write the Book, trasformata per l’occasione in una ballata lenta e rarefatta.

Poi, quasi senza preavviso, la svolta: cambiano ritmo e atmosfera, e si entra nel territorio che una volta si definiva new wave.
La sequenza è serrata, quasi senza respiro: Watching the Detectives, (I Don’t Want to Go to) Chelsea, I Can’t Stand Up for Falling Down, Pump It Up, Alison, (What’s So Funny ’Bout) Peace, Love and Understanding, I Want You, Oliver’s Army.
Brani che segnano un’epoca e che, ancora oggi, conservano intatta la loro forza.

La voce di Costello resta uno degli elementi più distintivi della sua performance: ora ruvida e roca, ora squillante, attraversata talvolta da imperfezioni che ne accentuano l’autenticità.
A settantadue anni, l’artista dimostra una vitalità rara, sostenuto da musicisti coetanei con cui mantiene una compattezza sonora notevole. Ne emerge un’esibizione che non cerca la perfezione, ma la verità espressiva e proprio per questo riesce a trasmettere emozioni profonde e durature.

(Ed Pisani)

Elvis Costello a Bruxelles (foto Ed Pisani/ZWR)